Infinito

Rome Art Week propone un progetto espositivo curato ed organizzato da RAW.

Il 2019 è l’anno che vede celebrarsi l’anniversario dell’opera L’Infinito di Giacomo Leopardi: 1819 – 2019. Questa ricorrenza, il passaggio di 200 anni di storie, vite, accadimenti tragici e felici, pensieri, studi, scoperte, incredibili e inaspettate attività umane, è simbolo dell’eternità. L’Arte travalica il tempo e lo spazio e giunge al cuore dell’uomo attraversando diverse vie, nuove per ogni epoca, trafiggendolo tuttavia sempre nello stesso fragile e imperscrutabile luogo. E’ un territorio dove affiora l’io, senza maschere, spogliato dagli orpelli, che violentemente si scopre senza difese ma pronto a pensare ed agire senza condizionamenti. E’ uno spazio dove l’anima, forzatamente abbandonata, priva di ogni morbida protezione, sola ed in piedi esclusivamente con la sua vaga ombra, scorge forze inattese, arditi domini che intrecciano altri spiriti. Attraverso un percorso di velocità e lentezze, di voci, corpi, parole, gesti, colori, forme, di volta in volta vengono generati nuovi segni e decodificati nuovi alfabeti che travalicano i confini e rendono prossime le speranze. Ora più vicini all’universo dove annega il pensiero.

Arte e Artisti

La Galleria Minima in occasione di RAW (Rome Art Week 2019) e della quindicesima Giornata del Contemporaneo espone una serie di opere che vogliono evidenziare come l’arte contemporanea viva una metamorfosi concettuale che permette di elaborare espressioni artistiche di ampio respiro, trascinando limiti e confini.

Leonardo – Cinquecento

La Galleria Minima celebra i 500 anni della morte di Leonardo Da Vinci (2 Maggio 1519), un inventore, artista e scenziato, uomo d’ingegno e talento. Universale nelle maggiori forme di esposizione, nei più disparati campi dell’arte e della conoscenza. La mostra è un racconto contemporaneo su Leonardo declinato da 6 artisti: Paolo Bielli, Vito Bongiorno, Cosimo Angeleri, Micaela Legnaioli, Francesca Nesteri, Mario Tosto.

Installazione “Foglie nel vento”

L’installazione ‘foglie nel vento’ è composta da un muro bianco e da quarantacinque foglie, tutte di forma e dimensioni differenti, così come diversa è la loro provenienza. Le foglie, poste l’una accanto all’altra, sono realizzate in gesso e resina e tutte di colore bianco per sottolinearne l’omogeneità nella loro diversità. La vicinanza delle foglie è casuale e provvisoria. Quando arriverà il vento spargerà le foglie ognuna in un’altra collocazione.

La foglia simboleggia l’ineluttabilità del cambiamento e del rinnovamento. Le foglie hanno poteri curativi e protettivi. Le foglie, di questa installazione, siamo noi esseri umani, tutti diversi, vicini ma in balìa del vento della vita che ci porta in posti a noi sconosciuti.

Il muro bianco è il luogo dove idealmente viviamo e rappresenta il nostro destino invisibile: assume spessore e materia attraverso le foglie che sembrano emergere. Il muro, dove temporaneamente siamo appesi, sottintende per le foglie il dato casuale del trovarsi in un punto piuttosto che in un altro.  Ad essere raffigurato è un luogo mentale per descrivere l’incertezza del destino degli esseri umani. “Il bianco ci colpisce come un grande silenzio che ci sembra assoluto” scriveva Kandinskij. Il bianco come astrazione e sottrazione. Bianco è il muro e bianche sono le foglie, diverse nella forma, come una storia di destini e silenzi differenti. La certezza di trovarsi a lungo in un posto custodito o in una situazione confortevole non esiste. Noi tutti, nel tempo che ci è dato vivere, come le foglie, viaggiamo nel mondo indipendentemente dalla nostra volontà. Cerchiamo di controllare e scegliere il nostro viaggio ma, forze più grandi di noi, stabiliscono il nostro percorso.

L’artista Micaela Legnaioli vuole far riflettere sul fatto involontario e l’accidentalità del trovarsi in un determinato luogo a causa dell’imprevedibilità della vita che, come il vento con le foglie, scompagina, sposta e rimescola decidendo il destino di ognuno.

Micaela classe 1970 è nata a New Delhi in India ed ha vissuto in numerosi Paesi europei e sudamericani per poi stabilirsi, nell’ultimo decennio, a Roma. L’installazione “Foglie nel Vento” assume il senso di una riflessione sul suo percorso esistenziale che l’ha vista vivere in differenti città del mondo. L’artista nel corso degli anni, si è applicata nelle differenti tecniche pittura, scultura e ceramica. La sua ricerca artistica si è sempre concentrata sull’identità dei singoli e nella coppia e sulle tracce che ogni essere umano lascia più o meno volontariamente. La sua è una ricerca intellettuale e materica che dall’impronta fisica digitale delle Tracce, passando per la raffigurazione simbolica dei ritratti dei personaggi più noti della storia dell’Occidente incisi su lastre di zinco e rame, contempla ora con l’installazione site-specific “Foglie nel Vento” la consapevolezza del dato casuale e involontario che può segnare la vita di ognuno. Nello stare fisicamente in un posto piuttosto che in un altro e nell’avere accanto persone/foglie piuttosto che altre. Micaela che ha modellato, inciso e penetrato l’essenza dei suoi personaggi per raffigurarne il valore dell’unicità, volge ora il suo sguardo al destino e al caso per indagare il percorso esistenziale di ognuno. Dall’individuo punta il suo sguardo all’insieme di un gruppo di esseri umani per indagare il percorso esistenziale di ognuno. Sembra volerci dire: siamo differenti, siamo unici, non sempre possiamo scegliere dove essere e chi avere accanto ma non siamo soli. Raggiunge il nocciolo del senso della vita e ha il valore di un abbraccio consolatorio all’umanità.    

Sabrina Consolini

Dimensione fragile

Presso la Biblioteca Vallicelliana, nel salone Borromini, sono 250 gli artisti invitati a testimoniare la propria interpretazione di DIMENSIONE FRAGILE con carte di piccolo formato. Le opere in mostra verranno successivamente donate alla Biblioteca Vallicelliana per la creazione di una collezione che verrà rinnovata e incrementata nei successivi appuntamenti annuali in biblioteca.

Concept: Paola Paesano e Jasmine Pignatelli

In collaborazione con HIDALGO e I MARTEDI’ CRITICI

 

 

Passaggi | Passages

Doppia personale dal titolo “Passaggi-Passages”  di A.T. Anghelopoulos e Micaela Legnaioli a cura di Sabrina Consolini nei nuovi spazi del Lords Luxury, un art-meeting di prossima apertura in via del Crocifisso a Roma. La mostra, che mette in scena due differenti e raffinatissime visioni artistiche dei due artisti, entrambi romani di adozione, A.T. Anghelopoulos (Teramo 1963) e Micaela Legnaioli (New Delhi 1970), è tra gli eventi espositivi della III Edizione del Rome Art Week 2018, la settimana dell’arte contemporanea che si terrà dal 22 al 27 ottobre e che coinvolgerà la Capitale con numerosi eventi artistici ad ingresso gratuito.

In esposizione oltre una ventina di opere, tra dipinti e opere materiche e di entrambi in mostra tre diversi cicli di opere per Anghelopoulos i nuovi Point of View, i Passages e le Inner Life e per la Legnaioli le Tracce e le nuove serie di opere su metallo in rame e in zinco.

Anghelopoulos e Legnaioli rappresentano due punti di vista esemplari nel panorama artistico attuale e, di entrambi, si è occupato anche uno dei più noti e importanti Storici dell’Arte, il Professor Claudio Strinati . La mostra è un momento di incontro di due visioni che, nella differenza, condividono lo stesso interesse e amore per l’arte e i personaggi della storia da entrambi “ritratti” in maniera innovativa, nel nome di una idea di arte contemporanea, che recupera l’armonia e la bellezza con esiti davvero molto raffinati.

C’è una bellissima e serrata dialettica anche spaziale tra i due artisti con gli ultimi accoglienti neri e gli ori sfumati dei Point of View di Anghelopoulos che creano dei varchi, soglie inaspettate dei “tagli” verso nuovi orizzonti e oltre lo spazio bidimensionale della tela. “La sua percezione ricorda talvolta Klee, talvolta Rothko” ha scritto di lui Strinati; mentre delle opere della Legnaioli le Tracce sono dei “percorsi di impronte digitali tridimensionali labirintiche in rilievo” come le ha definite Strinati simili al “Cretto di Burri a Gibellina”.

Le ultime due serie di opere di Micaela quelle su metallo, raffinatissime e preziose, sono realizzate tutte su grandi lastre di zinco per le donne e in rame quelle degli uomini entrambe, incise, scolpite e ossidate con gli acidi e i sali. Opere materiche che, nelle concrezioni e nei differenti colori, vogliono rappresentare il carattere e le esperienze di vita dei personaggi rappresentati. Opere le sue che invadono al contrario lo spazio dello spettatore. I due artisti sembrano ricordare le differenti ma complementari visioni dello spazio che, nell’architettura Barocca, animavano Bernini e Borromini.

Anghelopoulos trova stretto lo spazio naturale e cerca una espansione spaziale, mentre, la Legnaioli lo contrae lo spazio dell’osservatore e adora le masse di cui affila i profili e li espone alla luce radente.

Per l’eleganza espressiva e la complessità dei contenuti, che si guardano reciprocamente, c’è per lo spettatore un momento di piacevole osservazione delle opere e di meditazione sugli esiti, differenti e personali, di due artisti notevoli.

Italia-Grecia, una faccia una razza

Tutto ha avuto inizio nel 1969 in quel garage che Fabio si ostinava a chiamare galleria, con quel greco venuto a Roma, Jannis, che voleva fare sculture viventi e con quel ragazzo, Claudio, cresciuto in via Margutta e che cercava l’arte nuova. La loro prima fotografia insieme la realizzano lì, si chiamerà Cavalli e farà il giro del mondo, cambiando al storia dell’arte.

Ragazzi che, crescendo, sono diventati pilastri della storia dell’arte italiana e internazionale. Hanno preso strade parallele e sono rimasti amici, collaboratori e attori di un palcoscenico magnifico ed eterno.

Fabio Sargentini ha proseguito la sua strada di gallerista e talent scout. Claudio Abate è diventato il fotografo dell’arte tra i più riconosciuti: i Cavalli di Kounellis o lo Zodiaco di De Dominicis hanno fatto il giro del mondo, sono in tutte le storie dell’arte contemporanea di tutti i Paesi. Claudio amava ricevere i diritti di quelle foto, erano per lui il segno tangibile di una meta raggiunta, la certificazione semplice di una immortalità.

Jannis Kounellis è diventato uno degli artisti più intensi del secondo dopoguerra, capostipite di un’arte povera e riflessiva, memore e commossa, idealista e pesantemente materica. Un’arte che il suo amico Claudio ha spesso fotografato, raddoppiandone la forza estetica e certamente costruendo documenti imprescindibili. Installazioni e performance avevano bisogno di lui e del suo modo di fotografare il mondo come se fosse un teatro, quel teatro che aveva conosciuto con Carmelo Bene e nelle cantine dei primi anni Sessanta e che lo aveva portato a voler fotografare azioni viventi, opere site specific e presenze effimere, fenomeni che avevano bisogno di uno sguardo invaghito eppure lucido, di una capacità viva d’interpretare e mostrare attraverso l’obiettivo la sostanza e l’anima delle opere.

L’amicizia tra questo romano e questo ateniese durava da mezzo secolo. Erano entrambi lavoratori infaticabili e alcuni dei suoi ultimi scatti Claudio li aveva fatti per la grande installazione di Jannis nella chiesetta di Trastevere trasformata in galleria d’arte da Gavin Brown. Uno degli ultimi scatti che invece li vede insieme come soggetti colti in flagranza d’amicizia invece che come creatori nascosti, è proprio questa immagine rubata dall’amico Fabio Milani, instancabile testimone di una Roma a più dimensioni nonché reporter delle cene e dei ricordi che Claudio amava condividere con noi davanti ad un whisky, nell’amato quartiere di San Lorenzo, vicino a luoghi della memoria a lui cari come il ristorante Pommidoro.

In questa foto, scattata al vernissage della personale di Claudio nella galleria di H.H.Lim ci sono gli ultimi momenti di un viaggio insieme che è durato cinquant’anni. Jannis aveva regalato un bancone bar a Claudio: un oggetto romantico e ironico, come era Claudio in fondo, fatto di corten e pipe di legno. Su quel bancone hanno vissuto le feste che si sono tenute nel seminterrato del suo studio. I due amici sono scomparsi a soli sei mesi di distanza l’uno dall’altro: il 16 febbraio Jannis e il 4 agosto Claudio. Non credo che sia un caso, viaggi così, fin dentro la vita, li fanno soltanto anime affini come questo romano e questo greco…

Trace of Woman

Una serata dove l’Arte presente in tutte le sue forme: pittorica, scultorea, musicale e culinaria.

Una serata all’insegna delle donne e per le donne.

 Insieme all’Associazione Susan G. Komen Italia e Prati Urbani, un’occasione per parlare di prevenzione ed

 arte al femminile.

Saranno presenti, oltre alle artiste con le loro opere, anche personaggi dello spettacolo.

Il tutto in un evento i cui proventi saranno devoluti in beneficenza

Collettiva alle scuderie estensi di Tivoli

Dai fumetti di Lichtenstein, alle icone sarcastiche di Warhol, dal fascino porpora dei miti ottomani a quelli lineari del classicismo mediterraneo, sono queste le tante declinazioni creative dei protagonisti della Prima collettiva alle Scuderie Estensi di Tivoli dal 1 all’8 ottobre. Una mostra che s’inserisce nel programma del Settembre Tiburtino e che appartiene inoltre ad una serie di collettive, che si svolgono in tutta Italia, collegate alla dodicesima edizione della Biennale di Roma, organizzata dall’associazione Ciac, che si svolgerà nel 2018. Il curatore della mostra tiburtina è Diego Tortora che con l’ ausilio di Paola Valori della galleria Porta Mazzini di Roma ha realizzato questo progetto. Parteciperanno 29 artisti di Roma e dintorni, il tema sarà libero a discrezione degli stessi. L’obiettivo della manifestazione, oltre a decretare le opere che verranno scelte per la Biennale, è quello di far raggruppare e far conoscere fra di loro, gli artisti e le loro tecniche.

Nicole Maturi