Vite Parallele

Le “biografie” di cinque storiche coppie per il nuovo progetto dell’artista romana

A cura di Sabrina Consolini

Dal 11/10/2018 al 31/12/2018
Open ART - Sala da Feltre, Roma

Roma, ottobre 2018. Dopo il progetto “Undici Vite”, in cui ha rappresentato le biografie di undici grandi donne, l’artista Micaela Legnaioli prosegue la sua ricerca con “Vite Parallele” presso Open ART-Sala da Feltre a Roma. Le dieci opere su metallo, in esposizione dall’11 ottobre al 31 dicembre, riprendono l’idea delle vite eccellenti, e rappresentano cinque personaggi femminili insieme ai propri compagni: Messalina e Claudio, Matilde e Goffredo il Gobbo, Maria Antonietta e Luigi XVI, Marie e Pierre Curie, Mary e Percy Shelley.

Le protagoniste scelte dall’artista sono accomunate dalla stessa iniziale del nome di battesimo, la “M”. L’idea è nata con “Undici Vite”, mostra argomentata dal Prof. Claudio Strinati che così ha individuato l’ispirazione del progetto: “malgrado questa idea un po’ dadaista di porre le fondamenta di un lavoro artistico come questo, l’assunto dell’esposizione è molto serio e ponderato… le lastre scolpite e ossidate con acidi che costituiscono l’insieme delle opere della mostra, vogliono dare l’idea della stratificazione spirituale, culturale e morale depositata in ciascuno di noi a causa delle vicende della vita e delle esperienze”. Dunque una sorta di DNA al contrario, che non nasce insieme a noi ma è sintesi di quello che succede all’individuo e che ne determina il destino. Le opere, quasi bidimensionali, sembrano voler ricollegarsi, in quei disegni irregolari e nelle loro differenti stratificazioni un po’ tipiche delle rocce, al significato della sovrapposizione delle esperienze e ai segni inconfondibili che, nella vita di ciascuno, nei solchi e nei toni, per sempre ci segnano rendendoci unici. “Il mio lavoro sull’individuo e su ciò che lo rende unico, con il carico emotivo ed esperienziale, qui prosegue come un vero e proprio racconto delle vite passate” – ha dichiarato Legnaioli. La ricerca va al di là del ritratto già sperimentato nella serie “impronte” e si applica ad indagini intime e più approfondite sull’essere umano. È una seduzione dell’anima, la sua, che va oltre il primo sguardo.

Rispetto al momento realizzativo, la novità rispetto a “Undici Vite” è la sperimentazione dell’ossidazione sul rame: le donne sono realizzate su lastre di zinco ma gli uomini, ed è la prima volta per Micaela Legnaioli, su rame scolpito e ossidato. Si tratta di opere materiche che, nelle concrezioni e nei differenti colori, vogliono rappresentare il carattere e le esperienze di vita dei personaggi rappresentati. La dimensione delle opere sembra corrispondere agli anni di vita di queste donne del passato, gli uomini invece sono su lastre della stessa dimensione, lo spessore delle tracce, veri e propri solchi colorati dalla reazione ossidativa, segue l’impatto delle varie esperienze nella loro vita. Il risultato porta a mappe dei singoli personaggi sempre differenti l’una dall’altra. Il significato di ogni opera è decifrabile, ma si svela solo dopo un’osservazione più attenta ed accurata.