Undici vite

La storia di undici donne famose raccontata attraverso le tracce delle loro esperienze

A cura di Leonora Sofia Marussig e Beatrice Sanasi

Dal 11/04/2018 al 05/05/2018
Galleria Fidia, Roma

Micaela Legnaioli in questa sequenza di opere non descrive la vita delle undici celebri donne protagoniste dell’esposizione e neppure vuole indicarne, attraverso le immagini da lei stessa elaborate, una qualità specifica, magari proprio quella che le ha rese famose, amate, rispettate, sovente addirittura idolatrate nelle rispettive carriere.

Ciò che unisce i personaggi oggetto della mostra è semplicemente la lettera M con cui cominciano i loro nomi.

Eppure, malgrado questa idea un po’ dadaista di porre le fondamenta di un lavoro artistico come questo, l’assunto dell’esposizione è molto serio e ponderato, anche se esplicitato con aerea leggerezza e arguzia.

Nella intenzione dell’artista le lastre di zinco scolpite e ossidate con acidi che costituiscono l’insieme delle opere della mostra, vogliono dare l’idea della stratificazione spirituale, culturale e morale depositata in ciascuno di noi a causa delle vicende della vita e delle esperienze. Tale stratificazione, molto ben percepibile all’ osservazione diretta delle opere, assume nelle undici figure, un aspetto emblematico, come una sorta di DNA all’ incontrario. Nel senso che il DNA è una struttura dettagliatamente ricostruibile, anche tramite immagini, che nasce insieme con noi e determina tutto il nostro essere come un’impronta da cui è impossibile liberarci e che contiene in sé l’anima e il corpo del vivente.

Le stratificazioni della Legnaioli, invece, sono il risultato di tale impronta originaria, cioè sono la sintesi, in immagine ovviamente, di tutto ciò che arriva dopo all’ individuo e che ne determina il destino e tante sue caratteristiche peculiari, ma soprattutto consolida le acquisizioni principali che ognuno di noi sperimenta nella vita.

Quasi che l’autrice avesse preso lo spunto da un dato naturale. E, del resto, lei stessa ha spiegato quale sia per lei questo dato naturale. E’ lo stratificarsi delle rocce che assume le forme di disegni irregolari ma comunque guidati da una ferrea e incontrovertibile logica di sviluppo. E quel dato naturale diventa, nell’ immagine della Legnaioli, pura astrazione di onde di energia che modellano lo spazio in maniera congruente a quella che caratterizzò le vite delle grandi donne prescelte.

Ognuna è un simbolo. Simbolo dell’arte, della scienza, della politica.

In ogni caso le opere della mostra fanno serie, e serie molto serrata. Come a dire che, ad onta della enormi differenze che separano l’un personaggio dall’ altro, c’è una radice comune per quelle vite esemplari e quella radice è l’arte stessa che riporta ordine, armonia, equilibrio in ciò che può sembrare il massimo del disordine e del caos della vita stessa in tutte le sue articolazioni.

Ed ecco, allora, che queste lastre costituiscono una specie di enciclopedia del sapere laico e ciascuno di noi può e deve misurarsi con le immagini, quanto mai astratte e misteriose almeno ad una prima osservazione, che ci parlano invece di personalità celeberrime, quasi a mettere allo scoperto questo strano DNA di ritorno che è rappresentato, appunto, nelle fervide e pulsanti immagini elaborate da Micaela.

Claudio Strinati

 

 

L’undici aprile, la Galleria Fidia inaugura la mostra Undici Vite di Micaela Legnaioli; undici opere materiche che ripercorrono le vite di undici donne eccellenti. La galleria conferma il suo tracciato di ricerca artistica contemporanea abbinandolo alla sua vocazione storica di presentazione di artisti affermati.

L’esposizione presenta la nuova serie su metallo dell’artista, in cui lastre di zinco scolpite e ossidate con l’uso degli acidi sono dedicate alle esperienze vissute da undici donne, accomunate non solo dal ruolo di nodale importanza rivestito nella storia dell’Occidente, ma anche dall’iniziale del loro nome, la lettera M.

Le opere, la cui bidimensionalità costituisce una deviazione rispetto al percorso dell’artista improntato su realizzazioni di valore scultoreo, ricordano il fenomeno della formazione delle rocce. Il disegno irregolare generato dalla sedimentazione di strati rocciosi, il risultato delle mutazioni della materia determinate da eventi naturali, sono traslati sul metallo sotto forma di solchi incisi: tracce visibili delle vicende positive e negative, pubbliche e private, vissute dalle undici protagoniste.

Nel testo di presentazione alla mostra, Claudio Strinati scrive: “Tale stratificazione, molto ben percepibile all’ osservazione diretta delle opere, assume nelle undici figure, un aspetto emblematico, come una sorta di DNA al contrario. […] E quel dato naturale diventa, nell’ immagine della Legnaioli, pura astrazione di onde di energia che modellano lo spazio in maniera congruente a quella che caratterizzò le vite delle grandi donne prescelte. […]”.

I segni tracciati seguono fedelmente l’esistenza di queste donne, e il loro spessore varia a seconda dell’impatto che eventi ed esperienze hanno avuto nei singoli percorsi di vita. L’artista propone così delle vere e proprie mappe di parabole individuali, determinate dalla volontà, dal caso e dall’ambiente. L’impatto visivo ed il significato delle opere, pur nella loro indiscutibile forza espressiva, non si svelano all’osservatore se non dopo un’indagine approfondita, ed attraverso una lettura più consapevole si giunge, dunque, alla chiara decifrazione di un’astrazione altrimenti impenetrabile.

Il fascino di queste opere è esaltato dalla lucentezza del supporto metallico e dalla variazione cromatica,  in intimo dialogo con il vissuto dei singoli personaggi.  Micaela Legnaioli propone una inedita riscrittura visiva della biografia di icone femminili appartenenti a contesti storici ed epoche diverse. Le undici donne prescelte hanno lottato per emergere e per dare un contributo alla storia, seppur con esiti controversi: amate, odiate o dimenticate hanno tutte  lasciato un segno indelebile del loro passaggio.

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